Vari catalyst dietro la brusca fase correttiva odierna

Brusco cambio di rotta dei mercati azionari nella giornata odierna. Come spesso succede in questi casi, più di un fattore ha congiurato contro il sentiment.

Ieri sera Wall Street ha infine interrotto la serie positiva, con un modesto calo (S&P -0.2%). Un risultato più che giustificabile, alla luce della recente performance e della serie positiva (5 sedute).

La seduta odierna era iniziata con un tono abbastanza tranquillo, in Asia, con l’azionario cinese ancora chiuso per festività. Un primo passo verso la normalità è stato fatto oggi con la riapertura di Seul (invariata), Seguirà domani Hong Kong, mentre Cina e Taiwan riaprono lunedì. Se Tokyo è stata depressa da una serie di earnings deludenti, Sydney continua a trarre supporto dal recente cambio di stance della Reserve Bank of Australia. Non si può dire lo stesso oggi di Mumbai, invariata a fronte dell’inatteso taglio dei tassi della Reserve Bank of India. In generale, dopo la Fed, diverse banche centrali hanno addolcito la stance monetaria (alla lista si è aggiunta anche la Bank of England, vedi sotto).

Anche oggi, non poteva mancare la stecca macro in Eurozone. E’ arrivata, come ieri, dalla Germania: produzione industriale di dicembre -0.4% da prec -1.3% e vs attese per +0.8%. La revisione al rialzo di 0.6% del dato di novembre attenua la negatività, ma il trend resta al ribasso. L’atteso rimbalzo della produzione di auto è stato compensato dal settore costruzioni,  e da quello chimico e farmaceutico. La settimana prossima verrà pubblicata la revisione del GDP tedesco del quarto trimestre. Sussiste un rischio non trascurabile che la Germania faccia la fine dell’Italia, marcando 2 trimestri a fila di contrazione (sia pure marginale) il che equivale a una recessione tecnica. Magari questa certificazione servirà a generare sufficiente pressione mediatica per spingere il Governo a varare misure di stimolo fiscale.

Nonostante ciò, l’apertura europea ha inizialmente mantenuto il mood asiatico, incerto ma non decisamente negativo: principali indici hanno iniziato a scambiare poco sotto la parità.
La prima avvisaglia di quello che sarebbe seguito la ha data il BTP future, che, ben lungi dal recuperare quanto lasciato sul campo ieri pomeriggio, dopo il pricing del 30 anni, ha preso a scendere, rompendo rapidamente i minimi di ieri, e accumulando un discreto passivo.

Col senno di poi, forse non c’è troppo da stupirsi di questo comportamento. Tra aste ufficiali e deal sindacati (10 e 30 anni) il Tesoro italiano ha emesso attorno a 32/33 miliardi di BTP da inizio anno (e tra l’altro con duration media elevata). Aggiungiamoci le notizie macro mediocri, e le indiscrezioni di Bloomberg ieri sulla TLTRO, e se ne ricava un contesto difficile per assorbire tutta quella carta.
Va detto che la reazione è stata a scoppio ritardato. Tutte queste news (compreso il taglio della previsione di GDP della Commissione EU) erano già note da ieri, prima che il Book di sottoscrizione del BTP chiudesse con ben 41 bln di domanda. Se non altro, si può osservare che il Tesoro si è portato decisamente avanti con le emissioni, e può gestire meglio il calendario dei prossimi mesi.

Tornando alla seduta, il tempo di meravigliarsi che l’azionario europeo e i settori bancari non reagissero bruscamente a questa discesa, e l’EU ha pubblicato, a metà mattinata, le previsioni di crescita lasciate trapelare in dettaglio ieri:
** Il dato italiano di GDP per il 2019è stato effettivamente tagliato da 1.2% a 0.2%
** Il Dato Eurozone è stato rivisto a 1.3% da 1.9% in autunno.
** Anche il dato tedesco ha visto una bella sforbiciata che lo porta da 1.8% a 1.1% (ancora sopra l’1% annunciato da parte del Ministero dell’Economia tedesco i giorni scorsi.

Una sostanziale presa d’atto, che probabilmente anche l’ECB si appresta a fare a marzo, quando pubblicherà le sue projections. Ma anche i mercati azionari hanno deciso di “prendere atto”, accelerando vigorosamente al ribasso. Ad accentuare l’impatto ha forse contribuito la percezione di un ECB ancora in fase di elucubrazione. Nel caso italiano, il timore è che le revisioni portino qualche contestazione da parte dell’EU dello scenario implicito nel DEF (improbabile in questa fase).
In questo contesto la debacle del BTP è peggiorata, accentuata, in termini di spread dal decollo del Bund, giunto a rendere la miseria di 0.12%, minimo da ottobre 2016. Naturalmente Piazza Affari ha accusato, cosi come il settore bancario europeo, e quello italiano, che di primo mattino aveva reagito egregiamente alle trimestrali di Unicredit e Banco BPM.

Sul fronte UK vari sviluppi oggi:
** la Bank of England ha mantenuto i tassi invariati con voto unanime, ed ha a sua volta abbassato le previsioni sostanzialmente (da 1.7% a 1.2% il GDP 2019) citando i vari segnali di impatto delle incertezze sulla Brexit
** Corbyn ha inviato una lettera alla May indicando 5 condizioni alle quali offrirebbe il proprio supporto ad un accordo. In generale si tratta di una “soft brexit”.
** la May, a Bruxelles, ha apparentemente rassicurato l’EU che il confine con l’Irlanda avrà una soluzione temporanea. Non sembra che l’EU sia disposta a concedere granchè.
L’impressione è che la soluzione perseguita, ora anche col parziale supporto dei laburisti, sia l’approvazione di un accordo sostanzialmente simile a quello bocciato a gennaio, attorno al quale si cercherà un consenso in Parlamento, sulla base del fatto che il tempo stringe e le alternative sono peggio. Personalmente continuo ad aspettarmi che l’estensione dell’articolo 50 alla fine venga chiesta.
La Sterlina che si era inabissata dopo la BOE ha rapidamente recuperato terreno e chiuso con una nota di ottimismo.

Con i mercati azionari Eurozone pesanti, Wall Street ha comprensibilmente aperto in negativo, ma ha mantenuto un tono composto, almeno finchè anche oltreoceano il newsflow non ha preso una brutta piega.
La pietra dello scandalo, qui, è stata un deterioramento delle prospettive sul trade. Prima sono comparse dichiarazioni di Kudlow sulla distanza che separa ancora le parti dal raggiungere un accordo (** WHITE HOUSE ADVISER KUDLOW SAYS THERE IS A PRETTY SIZABLE DISTANCE TO GO IN U.S.-CHINA TRADE TALKS -FOX BUSINESS NETWORK INTERVIEW), poi è intervenuta CNBC con indiscrezioni che il meeting tra Trump e Xi potrebbe slittare dopo il primo marzo, data di elevazione dei dazi in assenza di un deal, in quanto il tempo che resta sarebbe insufficiente a preparare il meeting.
Vedendo complicarsi anche quel fronte, l’azionario USA ha rotto gli indugi accumulando rapidamente un bel ribasso, e alimentando pressioni sui già malconci indici europei. Diciamo che Wall Street sta dando un avvertimento a Washington su quello che presumibilmente la aspetta se i colloqui con la Cina falliscono.

La chiusura europea ha avuto quindi il tono di una disfatta, con i principali indici a mostrare perdite sparse attorno al livello del 2%, i rendimenti tedeschi in forte calo, e una caporetto sullo spread. Sulla curva italiana, a vedere la maggior penalizzazione è stato il bucket del 5 anni, che era stato maggiormente favorito nel rally a causa dell’effetto TLTRO, ed ora che l’ECB la mette in dubbio, viene abbandonato. Dubito, onestamente che in questo quadro la Banca Centrale europea possa permettersi di esitare granchè.
Sul fronte cambi, il brutto newsflow macro aveva depresso l’€ in mattinata, ma successivamente il dollaro ha restituito i guadagni, succube delle notizie sul trade. Oltre a ciò, il Dollar ìndex dopo il calo post FOMC, ha inanellato 5 sedute senza cali (6 con oggi eventualmente) ed a prescindere dalle direzioni future, è normale che abbia un po’ il fiato corto. E poi, se in borsa torna la volatilità,  a questo punto non sai cosa può inventarsi Powell…

Che dire di questo brusco risveglio dal nirvana in cui in particolare Wall Street si era rintanata? Che a prescindere dai catalyst, una correzione era nelle carte, dopo una salita cosi rapida e il sostanziale raggiungimento della media mobile a 200 giorni. Sull’entità della correzione è presto per esprimersi, ma rispetto al disastro di dicembre abbiamo in mano una Powell Put in più.
Dal punto di vista tecnico c’è spazio per scendere fino a 2630 di S&P 500 senza compromettere troppo lo scenario di recupero. Prima di quel livello come supporti abbiamo 2675 e la media mobile a 20 giorni a 2660 (quella a 10 giorni la stiamo testando ora ma è davvero “ripida”).